Questo Paese in mano ai barbari non è una nazione, nonostante la pagliacciata dei festeggiamenti. È irrimediabilmente frammentato e alla mercé degli approfittatori d’ogni risma e gli unici sinceri e commoventi, con l’orgoglio dell’appartenenza erano i piccoli alunni di una scuola che, nonostante tutto, riesce ancora a trasmettere dei valori. Cantavano L’INNO con la mano sul cuore mentre i marpioni in parlamento facevano la sceneggiata dell’amor di Patria e pensavano agli affari futuri nel nucleare, a non perdere la elezioni, a cercar di salvare il culo al vecchio porco criminale. Per quanto ancora quegli alunni si sentiranno parte di una Nazione? Lasciamo che crescano e che siano precipitati nel precariato senza futuro per garantire le “magnifiche sorti e progressive” del nucleare per il loro il riscatto.
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